In occasione della mostra, proponiamo alcuni estratti del catalogo, in particolare le interpretazioni di Pasquale Fameli e Renato Barilli.
Emergenze dell’informe” Pasquale Fameli
“Un mai taciuto dialogo con il mondo dell’organico caratterizza le varie fasi del percorso artistico di Franco Filippi, coerentemente condotto nel segno di un evidente entusiasmo per l’informe, da intendersi non solo nel suo significato più comune, come carattere di tutto ciò che è privo di contorni definiti, ma anche nell’accezione più espansa formulata da Georges Bataille, indicando con questo termine ogni impresa di rivalutazione estetica degli stadi più infimi e ributtanti della realtà1. Tra questi due poli oscilla infatti la produzione dell’artista bolognese, passando dalla viscosità di una pittura organica, di matrice informale, a più articolate visioni teriomorfe, senza negare neppure uno sguardo alle più crude abiezioni del corpo umano. L’esordio pittorico di Filippi è legato a un episodio breve ma significativo per la scena artistica bolognese degli anni Sessanta, l’attività del cosiddetto Gruppo del Battibecco, costituito da Maurizio Bottarelli, Alberto Colliva e dallo stesso Filippi, che prende il nome dalla via in cui ha sede il loro studio. Qui si tengono due mostre, nel 1962 e nel 1963, che vedono la partecipazione occasionale di altri due artisti, Giorgio Azzaroni e Angelo Bozzolla. Le proposte di tutti questi autori si pongono l’obiettivo di un superamento del materismo informale, rispondendo a una rinnovata esigenza formativa. La pittura di Filippi manifesta a queste date una sicura derivazione informale, lontana però dalla linfa vi-tale e dalle paste lievitanti dell’Ultimo Naturalismo: si coglie piuttosto la volontà di organizza-re nello spazio di una materia ben stesa e mitigata grovigli grafici tremuli e nervosi, quasi perpetuando lo scribbling di Cy Twombly o il segnicismo di Henri Michaux verso un’ipotesi di germinazione figurale. Per questa ragione la pittura di Filippi può essere inscritta nell’ordine di quelle ricerche che Enrico Crispolti, Roberto Sanesi ed Emilio Tadini hanno etichettato come “Possibilità di relazione”2, registrando esiti di nuova articolazione dell’informe, processi di coagulazione della densa e vischiosa materia informale tesa a una riacquisita fisionomia, mu-scolare o spigolosa a seconda dei casi”
Franco Filippi tra angelismo e demonismo di Renato Barilli
“Sono molto grato alle autorità del Comune di Bologna che mi hanno concesso più volte l’ampio spazio della Sala d’Ercole, in Palazzo d’Accursio, per rendere omaggio ad artisti scomparsi, di cui si rischiava di perdere il ricordo. Ed è pure stato importante che accanto a me ad usufruire di quel medesimo spazio ci fosse una Associazione benemerita, Bologna per le Arti, a presentare rassegne di grandi pittori del passa-to, remoto o recente, da Luigi Bertelli a Carlo Corsi a Wolfango. Mi sembra che queste varie iniziative spingano a confermare un totale utilizzo dell’Accursio come grande vetrina della nostra arte, da Cimabue ai primi tempi del secondo dopoguerra, lasciando al MAMbo di occuparsi delle tendenze recenti.
Questa volta l’omaggio va a Franco Filippi (1942-2015), animatore di un episodio, se si vuole, di breve durata, ma molto significativo, denomina-to dalla via Battibecco, dove lui stesso esponeva, assieme ai due compagni felicemente tuttora al lavoro, Maurizio Bottarelli e Alberto Colliva. Ol-tre alle mostre personali, che per tutti e tre non sono mancate, premiando in particolare Bottarelli, ci starebbe bene una esposizione di insieme, magari con un po’ di ricordo per una quarta presenza, Angelo Bozzolla, che però ebbe più che altro il ruolo di teorico del Gruppo. Come qualificare la loro poetica? Senza dubbio fu un modo per uscire dall’Informale, che tanto impatto ebbe a Bologna, per merito di Francesco Arcangeli e dei suoi “Ultimi naturalisti”, in piena sintonia con la grande predicazione proveniente da Michel Tapié e dalla sua “Art autre”. Ma era una soluzione buona per i nati negli anni Venti e Trenta anteguerra, i più giovani sentivano che conveniva ormai salpare per altri lidi. A cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta ci fu un episodio intermedio, gestito da Enrico Crispolti sotto l’etichetta indicativa di “Possibilità di relazione”, muovente dall’assunto che l’Informale fosse sta-to affidato più che altro a dei solisti per quanto eccellenti, intenti a contemplare il proprio ombelico. Arcangeli, vigile nel difendere la sua puntata ultimo-naturalista, e pure erede delle tendenze care al maestro Roberto Longhi di coniare battute argute, in quell’occasione ne aveva coniato due.”
Infine un ringraziamento particolare va a tutte le autorità del Comune di Bologna, a Pasquale Fameli e Renato Barilli per il loro incredibile lavoro di interpretazione, e a tutti gli amici e i colleghi che hanno collaborato per compiere quest’incredibile occasione. Il nostro obbiettivo, era quello di riproporre un quadro generale del percorso artistico di mio padre, volto al mantenere vivo il suo lavoro di ricerca e lavorazione di materiali, ma soprattutto i mantenere viva la sua personalità nonostante la sua scomparsa.
Laura Filippi
